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La Primavera delle Regole
La primavera porta sempre con sé un fremito di nuovo. Si spalancano le finestre ai primi timidi tepori con la voglia di lasciarsi alle spalle il torpore di un inverno lungo e freddo.
Questa primavera, il “nuovo” sembra essere la voglia di regole che aleggia nell'aria. Regole di mercato, regole di comportamento, regole di vita...
La stagione dell'antiriciclaggio, della regolamentazione del diritto di sciopero, delle ronde... dell'antitrust: cosa fa se non applicare le regole contro le regole?
I liberisti più convinti si riconvertono, uno ad uno, alla necessità di porre al mercato briglie necessarie all'economia.
I mostri sacri delle prime pagine dei maggiori quotidiani sono passati, quasi da un giorno all'altro, a pontificare sul primato, tutto italiano, di frenare la folle corsa del liberismo.
I commercialisti, al loro primo congresso di Torino, hanno incentrato il proprio “libro bianco” sulle regole per il mercato proponendosi quali guardiani della legalità con un rilancio del merito.
Gli avvocati, riuniti in congresso in questi giorni, invocano “mercati con regole solide”.
Vi ricordate il Convegno “liberismo ed etica: il notaio punto di confluenza”?
È stata la prima volta che l'Accademia del Notariato si è confrontata in una tavola rotonda con importanti rappresentanti delle Istituzioni pubbliche e private, compreso il Presidente della Corte Costituzionale, sulla necessità non tanto e non solo della creazione di regole, ma anche, e soprattutto, di controllo e garanzia del rispetto delle regole esistenti.
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Tra Prevenzione e ricerca della Felicità
presentazione del Prof. Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes
«L’altra faccia dell’invecchiamento della modernità industriale è la nascita della società del rischio. Il termine “società del rischio” individua una fase evolutiva della società moderna nella quale i rischi sociali, politici, ecologici e individuali (…) si sottraggono in misura sempre maggiore alle istituzioni di controllo e di protezione della società industriale».
Con queste parole Ulrich Beck introduce la condizione che caratterizza ormai le società complesse.
Sembrava che la scienza, la tecnica e l’economia potessero garantirci un presente ed un futuro al riparo da ogni insidia e invece la società postmoderna evolve in società del rischio e dell’incertezza. Nello stesso tempo, la capacità predittiva e regolativa del sistema socio-politico si è ridotta sensibilmente. Liberati dall’ipoteca delle ideologie pensavamo di esserci anche sottratti ai rischi dei conflitti latenti, alle paure delle contrapposizioni, ai vincoli dell’appartenenza e poter finalmente godere di una nuova stagione nella quale la razionalità trionfante avrebbe potuto dispiegare tutte le sue potenzialità e promuovere la marcia verso la felicità collettiva. Così non è stato.
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